Cose che dovrebbero strisciare hanno imparato a reggersi in piedi

“Kingsport mi apparve oltre la cima della collina, distesa nel gelo dell’imbrunire; la nevosa Kingsport dagli antichi campanili e banderuole, travi e vecchi comignoli, moli e piccoli ponti, salici e cimiteri; e infiniti labirinti di stradine ripide e tortuose, al centro delle quali si ergeva la chiesa come una corona che nemmeno il tempo può toccare”

The Festival, H.P. Lovecraft, 1923

Per la serata di gioco settimanale siamo stavolta orfani del Mariot, impegnato in attività di studio matto e disperatissimo. Quindi devo scegliere un gioco da fare in tre. Decido di intavolare Kingsport Festival, che è da tempo sullo scaffale e non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita.

Luigi e Lele arrivano agguerritissimi, prendo l’acqua, gli alcolici e intavolo il gioco. La mappa di Kingsport è dinanzi ai nostri occhi, siamo pronti a partire.
L’ambientazione (blanda) del gioco è quella del racconto “Il Festival” di Lovecraft: i giocatori impersonano dei cultisti impegnati a spargere orrore e corruzione nella cittadina di Kingsport, Massachusetts, contrastati solo dal fervore mistico di 4 investigatori dalla forza sconosciuta, che verranno a romperci i cabbasisi a intervalli regolari.

Partiamo subito competitivi, io investo sui luoghi che danno forza nell’affrontare gli scontri con gli investigatori. Lele mi segue. Luigi invece saggiamente investe in punti magia e incantesimi. Sarà che la fortuna lo assiste, sarà la sfiga che ci perseguita ma al primo scontro io e Lele perdiamo miseramente e siamo costretti a cedere il luogo occupato di maggior valore. Luigi gogngola, si scola la rimanenza di Porto, e inizia ad accumulare un vantaggio che sarà presto rafforzato dall’occupazione della Redazione, il luogo che gli garantisce 1 punto Culto a ogni turno.

Io arranco cercando di tenergli dietro ma i dadi non mi sono favorevoli, non riesco mai a procurarmi le carte incantesimo di cui avrei bisogno come il pane per spargere l’orrore in città.
Lele è obnubilato dal raffreddore, i muchi si fanno largo verso le sinapsi e appare sempre più compromesso sotto il profilo della sanità mentale.

Il gioco procede, Luigi perde il secondo scontro con gli investigatori ma – fortunello – questo non gli arreca gran danno e gli provoca solo la perdita di una inutile carta incantesimo.
Io sono ormai ben carrozzato e non temo gli investigatori, mi dedico a recuperare la sanità mentale persa nell’evocazione dei peggiori orrori che si trovano al di là del tempo dello spazio, ma ancora 10 punti mi dividono dal Mancinello.
Lele è sempre più serafico, i muchi gli hanno fatto raggiungere l’atarassia: le passioni terrene oramai non gli appartengono più, ha deciso che la sua strategia si condenserà in un accumulo selvaggio di incantesimi rossi di distruzione, nella speranza che gli garantiscano vie alternative per fare punti.

Arriviamo all’ultimo turno e allo showdown: spero che l’ultimo investigatore faccia fuori Luigi, ma ormai è pappa e ciccia con le divinità oscure: tutti i favori chiesti gli hanno parato le chiappe, ed egli padroneggia incantesimi di morte come MacGyver padroneggia i coltellini svizzeri. Sconfigge il nemico e conserva il vantaggio.
A Lele, che malgrado il raffreddore si proclamerà vittima di errori giudiziari, viene negata la possibilità di forzare il regolamento con l’utilizzo in serie di 3 incantesimi identici che gli avrebbero consentito in un sol colpo di macinare 18 punti.
Per quanto mi riguarda, l’evento festival di fine partita mi avvantaggia ma non basta e chiudo alle di 2 punti alle spalle del Mancinello, che si conferma nella sua cattiveria e si proclama perfido cultista.

Il Male ha vinto

Accompagno i ragazzi alla porta, domani dovrò alzarmi presto.
Mi assicuro che siano usciti dal palazzo poi scendo al piano -1, al di sotto degli ascensori. Lì c’è una botola, ignota persino all’amministratore del condominio. E’ antichissima, nessuno sa a quando risale, certamente era lì prima che le ferrovie costruissero il parco. Sento rumori sibilanti e un lezzo indicibile provenire dal suo interno. La sua attrazione è irresistibile, presto cederò e vi scenderò e allora tutto sarà diverso! Una risata agghiacciante risuona nella mia mente: MMHUAHUAHAAUAAHAUAHAUAAUAUaaaa!!!

“Grandi caverne vengono scavate dove dovrebbero bastare i pori della terra, e cose che dovrebbero strisciare hanno imparato a reggersi in piedi”

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